Una nuova cultura della sconfitta



L'immagine di Coppi e Bartali esausti, avversari fino all'ultima pedalata che si passano la borraccia in una solidarietà fatta di sudore e fatica, rimarrà sempre l'effige di un mondo lontano, il mondo dello sport ad alti livelli non ancora inquinato dai soldi. Il mondo del professionismo, degli sponsor, degli enormi capitali che ruotano intorno alla competizione e all'atleta, scalzano prepotentemente l'idea romantica dello sport ad ogni costo, quello degli Abbagnale che si allenano prima di andare al lavoro o quello del maratoneta che, sostenuto dai giudici, esausto, taglia il traguardo e crolla a terra esanime. Nel contesto attuale, però, lo sport viene vissuto in una nuova modalità, quasi completamente incentrata su un unico aspetto: la vittoria. Pertanto l'attività di vertice, sovraccaricata di valenze, non riesce più ad assolvere il suo ruolo di compensatore sociale, perde la sua prerogativa di terreno in cui la sconfitta è accettabile, in cui l’insicurezza, la paura di perdere, insita in ogni essere umano, è affrontata in ambiente protetto. La sconfitta non è più né accettata, né accettabile: va eliminata, rimossa nelle sue cause e nelle sue conseguenze, sublimata dalla spettacolarizzazione, scavalcata nei casi estremi, con la truffa e con il doping. In questo contesto l’interesse rischia di riassumersi esclusivamente in bramosia verso la vittoria, anziché per la pratica sportiva in se', creando in primis un'erronea spinta verso l'attività e, in caso di mancato raggiungimento dell'obiettivo, in un pericoloso disadattamento o un abbandono precoce, prima ancora di avere goduto appieno del valore aggiunto che solo un sano atteggiamento verso lo sport può dare. Si impone quindi una cultura della sconfitta che permetta di affrontare una questione fondamentale per chi si avvicina alla pratica motoria e sportiva: sconfitta e vittoria sono i due volti della medaglia, le due estreme espressioni della competizione agonistica entrambe con un valore fondamentale nella vita dell'atleta, ma non l'unico scopo del percorso. Il continuo confrontarsi con difficoltà e frustrazioni, il condividere gioie e momenti difficili con i compagni di squadra, la soddisfazione nel raggiungere gli obiettivi, l'essere capaci di assumersi le difficoltà e contemporaneamente poterle condividere con gli altri, sono solo alcuni dei valori aggiunti che lo sport regala al di la' dell'esito della singola competizione.






128 visualizzazioni0 commenti