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Siamo pronti a rientrare?


Da qualche settimana, essendo entrati nella fase 2, ci è stata data la possibilità di uscire, fare attività all'aria aperta e iniziare a incontrare le persone care. Da quando il governo ha cominciato a parlare di una riapertura iniziale delle attività con lo scopo di rientrare gradualmente alla quotidianità, in alcuni di noi si è diffusa una certa inquietudine.Cosa potrebbe comportare questo stato di libertà? Quali potrebbero essere le conseguenze a breve e a lungo termine? Quali attività potremo davvero tornare a fare e come cambieranno?L'unico dato certo sembra essere che tutto sarà diverso, per lo meno per il primo periodo. A tal proposito l'opinione pubblica si divide: da una parte c’è chi non vede l'ora di riprendere i ritmi precedenti, seppur gravosi e difficili da sostenere, ma che nei mesi di lockdown ha rivalutato; dall’altra c’è chi ha scoperto, dopo settimane di permanenza forzata in casa, che la vita casalinga ha dei risvolti positivi. Del resto le mura domestiche finora ci hanno per lo più protetto, e lasciarle per tornare a uscire nell’incertezza di quello che potrebbe comportare, non è per tutti una prospettiva allettante. Anche gli atleti e tutti gli addetti al lavoro del mondo dello sport si trovano a vivere le stesse emozioni contraddittorie: qual è la cosa migliore da fare? Rientrare al più presto alla normalità, mettendosi in gioco nonostante il periodo di incertezza, oppure "resistere" e posticipare il rientro in campo? A quando però? L'incertezza continua a fare da padrona e di conseguenza le reazioni soggettive sono tutte plausibili.



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