Routine o scaramanzia?


Guardando i giochi olimpici o competizioni di alto livello è capitato a tutti, almeno una volta, di aver osservato divertiti o incuriositi un’atleta che prima di eseguire un gesto tecnico, iniziare la gara o la partita, compiere una sequenza di gesti particolari e tal volta anche un po’ buffi. Quando si osserva questo rituale ci si trova a chiedersi per quale motivo l’atleta in un contesto così importante e in un momento di tensione così elevata si comporti in questo modo e spesso si arriva ad una conclusione: scaramanzia.

In realtà il fenomeno strutturato che osserviamo, in una buona parte dei casi, non è casuale o legato esclusivamente al tema della fortuna, ma costruito nel tempo durante un percorso di mental training e viene definito dagli addetti al lavoro “routine”.

La routine è un insieme di gesti, immagini, suoni, parole e pensieri associati ad un particolare stato emozionale, da ripetersi ogni qualvolta sia necessario nel contesto sportivo, durante l'allenamento o prima / dopo la gara; è infatti organizzata in sequenze sperimentate e allenate e ha lo scopo di migliorare la qualità e la regolarità della prestazione.

È anche vero però che il confine fra routine e scaramanzia può risultare molto sottile per un osservatore esterno, di conseguenza può diventare difficile cogliere la sfumatura fra un aspetto e l’altro, nonostante siano presenti delle differenze sostanziali.

L’atleta che mette in atto una routine, infatti, la struttura nel tempo, rendendola sempre più personalizzata, e conosce lo scopo per cui si allena ad interiorizzarla: è consapevole che sta lavorando per l’ottimizzazione della propria performance tramite i propri mezzi quali la ricerca della concentrazione, l’utilizzo delle proprie risorse mentali per arrivare al livello di attivazione adeguato e il controllo della componente emotiva.

Lo sportivo scaramantico, invece, mette in atto un rituale affidandosi ad una dimensione esterna e casuale quale la sorte, molto spesso strutturata sulla presenza di oggetti (la maglietta vincente, il braccialetto porta fortuna, …). Questa dimensione risulta meno controllabile piuttosto che avere l’attenzione rivolta alle proprie risorse personali.

Le routine possono essere di diversa natura a seconda dello scopo in relazione al momento della gara o partita in cui si trova l’atleta.

Possiamo infatti individuare la routine preparatoria, come un insieme di pensieri, immagini o gesti da attivare in modo coerente prima di iniziare l’attività sportiva, un po’ come se fosse un warm-up mentale. La routine che riguarda il gesto tecnico è invece correlata all’esecuzione: fa riferimento allo spostare l’attenzione su aspetti tecnici sport specifici (provate a pensare, ad esempio, al cestista prima di un tiro libero, oppure un tennista che si prepara al servizio).

Un altro tipo di routine riguarda il recupero o la reazione all’errore e ha lo scopo di scaricare rapidamente le conseguenze del gesto errato in modo che non influisca sul resto della gara o partita innescando una catena di errori.


In conclusione, routine e scaramanzie sono essenzialmente diverse in termini di consapevolezza e di focus sulla persona (rispetto ad elementi esterni). Il lavoro che viene fatto con lo psicologo dello sport è quello di associare i pensieri ai gesti per poter essere pronti a performare e dare il massimo, riconoscendo che tutte le risorse necessarie sono da ricercare dentro di sé.


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