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Parliamo di leadership!


Comando. Guida. Controllo. Autorità. Leadership. Chiamatela come volete: tutti, almeno una volta nella vita, ci siamo trovati a starle di fronte.

Sia che significasse prendersi la responsabilità di scegliere i componenti della squadra di pallavolo nella 4° ora di Educazione Fisica al liceo; sia che abbia voluto dire scontrarsi con un allenatore un po’ troppo autoritario talvolta o prendersi la responsabilità di un progetto importante al lavoro; o ancora, che rappresenti addirittura decidere che direzione dare alla propria vita: la leadership fa imprescindibilmente parte di noi e del nostro quotidiano.


Essere un buon leader è difficile, ed è per questo che trovarne uno è raro. Pensateci: che definizione gli dareste?

Uno dei significati più interessanti che si può attribuire al nome è proprio condottiero. Tant’è che la parola deriva dall’inglese to lead, che significa appunto “condurre, guidare”.


E quanto a voi: voi vi ci sentite un po’ leader? No: non parliamo “solo” di saper prendere qualche decisione e comunicarla a chi di dovere. A dirla tutta, la leadership è ben altro. Innanzitutto, parliamo di un legame fortissimo tra il gruppo e il suo “condottiero”: infatti l’uno non può sussistere senza l’altro. In questo risiede sicuramente la sua forza più grande. Sapevate che non esiste un solo tipo di leader? Addirittura, ci sono ben quattro “stili” di leadership, ovvero quattro modalità di condurre il gruppo che dipendono proprio dalla maturità e delle caratteristiche di quest’ultimo. Per esempio, in un gruppo maturo, il leader sarà più delegante e farà affidamento su un collaboratore con la piena responsabilità dell’azione. Agli antipodi, troviamo uno stile di leadership direttivo: già dal nome, è facile intuire che la scelta dell’obiettivo, delle soluzioni e del piano d’azione sia nelle mani del leader, che suggerisce spunti di azione e indicazioni di movimento al gruppo.

Infine, troviamo rispettivamente gli stili partecipativo e persuasivo: nel primo c’è una frequente interazione tra i collaboratori e il leader, mentre nel secondo quest’ultimo dirige il lavoro e prende la decisione finale.


In conclusione, chi è il leader?

L’immagine più evocativa che ci trasmette la parola è quello di timoniere. Ce lo immaginiamo così: a manovrare l’imbarcazione nella quiete del mattino, a stringere i denti quando il mare si fa burrascoso, persino ad essere disposto a lasciare il timone, quando sente che è necessario. Ce lo immaginiamo fedele al gruppo, fermo nelle decisioni e resiliente. E soprattutto lo immaginiamo vicino al suo equipaggio, in ascolto.


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