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Paraolimpiadi e gli Avengers

Aggiornamento: 29 gen 2021




“Alle Olimpiadi vengono creati gli eroi, alle paralimpiadi arrivano gli eroi. Siamo un po’ come gli Avengers: un gruppo di persone che cercano di salvare le persone, di lottare per vincere. Siamo supereroi perché abbiamo vissuto tutti una tragedia, abbiamo tutti vissuto qualcosa che non ci ha permesso di avere successo. È qui che sta la nostra forza ” (Jean Baptiste Alaize).


Queste sono le premesse di “Rising Phoenix”, documentario uscito nel 2020, anno in cui ricorre il cinquantesimo anniversario dai primi giochi Paralimpici (rimandati al 2021 per l’emergenza sanitaria).

Ed è proprio da questa immagine da cui parte il nostro spunto di riflessione; la distinzione fra la consacrazione del campione olimpico in qualità di eroe e l’incoronazione del campione paralimpico in qualità di uomo. Uomo, che ha lottato sin dal principio per arrivare sul gradino più alto del podio, che ha lottato ancora prima che si potesse nemmeno lontanamente immaginare di tagliare quel traguardo. Uomo che, prima di quel traguardo epocale, la medaglia olimpica, ne ha voluti tagliare tanti altri prima, tutti di entità incredibile. La scelta del verbo di quest’ultima frase non è casuale: voluti, non dovuti. Il potere del “voglio” in questo contesto segna la differenza più importante e non scontata nel mondo della disabilità e sport.

Determinazione e resilienza sono le caratteristiche imprescindibili di chi affronta quotidianamente il tema della disabilità e segnano una distinzione importante fra l’atleta disabile e quello normodotato. Quest’ultimo, infatti, si approccia allo sport prima da un punto di vista fisico, iniziando l’attività gradualmente, mettendosi in gioco atleticamente, mentre solo in un secondo momento diventa Atleta anche dal punto di vista mentale, mettendo attenzione su tutti gli aspetti fondamentali per il raggiungimento della performance (pianificazione obiettivi, alimentazione, preparazione mentale,…).

Per l’atleta paralimpico, invece, l’aspetto mentale è il primo step. Senza motivazione, determinazione, resistenza al dolore e costanza, l’approccio allo sport è impensabile. Quindi in quest’ottica il percorso di questo sportivo risulta ribaltato: prima sviluppa il talento dal punto di vista mentale, poi lavora sul corpo e sulla parte atletica.


E queste caratteristiche non sono solo peculiari a coloro che si approcciano all’universo del professionismo e che compaiono sui grandi schermi ogni quadriennio. Sport e disabilità hanno un ruolo di estrema importanza nella società: nell’immaginario comune, infatti, lo sport è visto come un’opportunità in più per chi è affetto da una disabilità di qualunque natura. Nella realtà invece questo connubio è stato ed è fonte di ispirazione per tutti, per sottolineare il peso della forza di volontà, dell’adattamento al cambiamento e al desiderio di raggiungere i propri obiettivi.

Ricorrendo alle parole del Principe Harry vorremmo sottolineare l’impatto dello sport in tutte le sue manifestazioni a livello sociale:


Nessun libro, nessuna lezione appresa a scuola, può darti la stessa ispirazione di quando assisti a qualcosa che credevi fosse impossibile”.


Molti atleti superano il confine del “possibile” almeno una volta nella vita. La disabilità lo fa quotidianamente, sottolineando ancora di più quanto eroico possa essere decidere di dedicare la propria vita allo sport.


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