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Campioni si nasce o si diventa?


Guardando le finali di grandi eventi sportivi e rimanendo sorpresi dall’apparente facilità con cui gli atleti portano a termine prestazioni eccellenti, ci si trova spesso a celebrare queste grandi imprese etichettando l’atleta in questione come “talento”, trascurando a volte la questione dell’impegno e della perseveranza che ha permesso all’atleta di arrivare al gradino più alto del podio.

Si parla spesso di talento, ma cosa si intende con questo termine?

La definizione comune lo individua come “quell’abilità dai tratti eccezionali ed unici che connota un individuo”. Nel contesto sportivo tendenzialmente questa parola viene attribuita al settore giovanile, tanto che il “bambino talentuoso” o il “bambino dalle doti straordinarie” è colui che in un futuro potrebbe raggiungere importanti risultati a livello sportivo. Un errore comune legato all’immagine di questo “bambino prodigio” riguarda il fatto che si faccia riferimento principalmente alle caratteristiche fisiche e abilità tecniche, trascurando una componente fondamentale del termine, ovvero la multidimensionalità del concetto di talento.

Per definire le sfaccettature del talento possiamo far riferimento a quattro macro aree, tutte di importanza rilevante per il passaggio da doti innate a prestazione futura.

1. La componente fisica, appunto, ovvero caratteristiche fisiologiche e antropometriche che derivano da un buon patrimonio genetico. Per citarne alcune si può parlare di composizione corporea o capacità aerobica e anaerobica, oppure elementi delle capacità motorie, come forza, velocità e resistenza. Tale componente è principalmente sport specifica, di conseguenza alcune attitudini facilitano specificatamente in alcuni sport piuttosto che altri (basti pensare a come l’altezza possa agevolare un giocatore di basket e ostacolare un ginnasta).

2. L’attitudine tecnica, ovvero la capacità di svolgere un gesto tecnico in modo naturale, senza sovrastrutture cognitive. Questa è forse la prima caratteristica che si nota in un piccolo sportivo, che pur non conoscendo lo sport “gli viene facile” fin da subito.

3. La parte tattica, che consiste nell’avere una buona visione del gioco, saper progettare e riprogrammare la propria performance in relazione alla situazione imminente. Tale componente risulta molto utile sia negli sport di squadra (capacità di visualizzare gli schemi di gioco, memorizzarli e applicarli a seconda della situazione), ma anche negli sport individuali, adattandosi al momento e riorganizzando le proprie risorse.

4. La componente mentale, che comprende i fattori psicologici e socio-affettivi come ad esempio la motivazione, la capacità di gestione delle emozioni, la resilienza o l’autoefficacia, che impattano sia sul momento della competizione ma anche su tutto il percorso a lungo termine dell’atleta.


In quest’ottica, quindi, la teoria secondo cui campioni si nasce, per cui per vincere ci vuole “il talento naturale” risulta ormai superato, semplicistico e limitativo che non considera i diversi aspetti del termine. Il percorso che porta un atleta al successo, invece, è lungo e tortuoso e vede la messa in campo di molteplici variabili di diversa natura che influenzano percorso e prestazione.

Concludendo, risulta interessante riflettere su un pensiero di Pietro Trabucchi in merito al talento nello sport:

“Attribuire il successo degli altri a doni piovuti dal cielo ci salvaguarda dal doverci impegnare a nostra volta. Pensare di recitare un copione immodificabile dove DNA o fortuna hanno già scritto una parte che noi non abbiamo il potere di gestire o modificare, porta alla rassegnazione e alla passività“.


Dietro a quel successo che segna l'apice della carriera dell’atleta diventa riduttivo quindi parlare solo di talento fisico, ma è importante non dimenticare l’universo di determinazione, costanza, resilienza, programmazione e lavoro che ha portato quella giovane promessa dello sport sul gradino più alto del podio che, seppur talentato tecnicamente, senza tutto il resto, non è detto che si sarebbe trovato proprio li, con l'oro al collo e il sorriso stampato sul viso.

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